Inserito da: isabelletostin | 15 Marzo 2009

Le tribolazioni di una cassiera

Le tribolazioni di una cassiera

Anna Sam

Corbaccio, 12.60 €

 

La francese Anna Sam sta furoreggiando in tutta Europa con il libro tratto, oh pardon, copiato dal blog che ha tenuto per diversi anni e in cui riversava aneddoti, critiche, sfoghi, vademecum sulla vita delle cassiere dei grandi magazzini.

Lei cassiera lo è stata per otto anni, ora, buttatasi nel mondo dell’editoria, si è licenziata per occuparsi a tempo pieno del suo nuovo lavoro: fare la scrittrice.

Non molti giorni fa è arrivata anche a Roma e poi Milano per delle interviste, quindi si può dire che la sua nuova carriera va a quasi gonfie vele (mi viene in mente Maccio Capatonda! qui), se non fosse che le prime critiche italiane del libro (scritte da comuni lettori) che circolano in rete non sono del tutto convincenti…

Devo dire che non sono nemmeno io molto entusiasta di “Le tribolazioni di una cassiera”.

L’ho letto praticamente in quattro ore – fra le quali ho fatto pure altro! – per cui in termini di tempo non è un’impresa così dispendiosa e impegnativa; è un libro molto scorrevole, forse troppo, e la brevità dei capitoli aiuta il lettore a non mollare la presa.

A non avermi convinta però è quello che sta alla base del racconto, quello su cui la Sam ha costruito tutto il manualetto di sopravvivenza/denuncia: il dover sempre e comunque parlar male e criticare con cattiva, astiosa ironia il sistema della grande distribuzione e il lavoro di cassiera.

Dal libro si deduce che l’impiego di cassiera è avvilente, degradante, senza possibilità di sviluppo di carriera, fondato sull’alienazione del singolo e quindi ad esempio anche se ti trovi a lavorare con trenta altre colleghe contemporaneamente non riuscirai mai a fare amicizia con loro.

In totale è un lavoro da cavia da laboratorio, senza parlare delle regole che vigono nei supermercati/grandi magazzini che sono al limite della violazione dei diritti umani.

Il problema è che la Sam ha fatto questo lavoro per otto anni e adesso mi viene a dire che è una merda e che nella vita è meglio aspirare ad altro???

Vuol dire che tutte le/i cassiere/i di questo mondo sono dei falliti se hanno scelto di lavorare in questo campo? Anche se alla fine del libro scrive che con il suo racconto spera di aver messo in buona luce e aver fatto rivalutare il lavoro di cassiera a me non sembra, è solo una continua spalata di merda su un ambiente che lei ha ben frequentato per tanto tempo prendendo comunque lo stipendio anche se non accettava pienamente di lavorare lì.

Insomma, è il tipico caso a cui si affibbia il modo di dire “sputi nel piatto in cui hai sempre mangiato”.

Sono proprio curiosa di vedere cosa pubblicherà prossimamente questa scrittrice (e quando dico “scrittrice” non lo dico in maniera ironica, ormai è un dato di fatto che sia diventata autrice), tenendo conto che questo libro è solo il copia-incolla di quanto aveva già scritto nel suo blog


Risposte

  1. Io ho dato un’occhiata al blog e quel che ho letto non mi è piaciuto per niente, né per come è scritto, né per quello che c’è scritto.


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