Inserito da: yuko86 | 11 Luglio 2008

Pan

Pan di Francesco Dimitri

Editore:Marsilio
Pagine:464
ISBN-10:8831795007
ISBN-13:9788831795005
Data di Pubblicazione:4 Giugno 2008
Prezzo:19€

 

Trama:
Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c’è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s’innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan.
Tra mito, pop, psichedelia e vecchio racconto d’avventura, Francesco Dimitri riesce a costruire un romanzo affascinante nei toni e nelle suggestioni quanto avvincente nella trama. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un’inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.

Notizie sull’Autore:
Francesco Dimitri  è un esperto di letteratura fantastica e magia. Nato a Manduria (TA) nel 1981, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato quattro saggi, Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004) Neopaganesimo (2005) e Manuale del cattivo (2006), oltre a essere co-autore di Dies Iraq (2003), tutti con Castelvecchi, e un romanzo, già opzionato per il cinema, La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books, 2007). La Guida alle case più stregate del mondo è considerato un piccolo cult, e ne è uscita un’edizione spagnola. Collabora con «XL», scrive sceneggiature e gioca di ruolo almeno una volta a settimana. Il suo sito è www.francescodimitri.com

Estratto:
Z. Orbi e Maximilian imboccano una via secondaria. Il loro scooter trema ancora più forte. Da queste parti le strade fanno davvero schifo.  «Magari continuiamo a piedi» propone Maximilian.  «Ti fidi a lasciarlo qua?» chiede Z. Orbi. Maximilian non si fida, non qui, e dopotutto mancano soltanto un centinaio di metri. Se si fa fregare di nuovo lo scooter, papà gli farà un culo così, prima di comprargliene un altro. E lui non vuole restare a piedi per due settimane, o tre: quindi continua. Si ferma solo quando arriva davanti a un muro color grigio cemento. Incornicia un condominio che sembra una prigione. I due scendono dallo scooter, intirizziti, e prendono gli zaini.«Yo» dice Z. Orbi. «È figo.»  Maximilian tira fuori uno spray nero e inizia ad agitarlo. Il tictac della bomboletta rimbomba nel silenzio come un’esplosione. D’istinto Maximilian si blocca, spaventato. Poi riprende, sperando che Z. Orbi non abbia notato il suo momento di debolezza. Per fortuna l’amico era impegnato a sfilarsi le scarpe e riporle nello zaino. Sono Nike nuove, non ha voglia di rovinarle per un graffito. «Allora, fra’» ricapitola Maximilian, «scriviamo Ganja Crew Rulez, in rosso su sfondo nero.»«Non dimenticare i contorni gialli» dice Z. Orbi, saltellando per il freddo. Maximilian si guarda intorno ancora un attimo. È un panorama molto diverso da quello a cui è abituato. Questa non è la Roma di piazza Fiume, fatta di palazzine pulite, studenti universitari e gente che passeggia a qualsiasi ora del giorno e della notte. Questa è la Roma del quartiere di San Basilio, una Roma ventosa e fredda, in cui gli alberi in inverno sono creature smunte di un altro mondo, in cui il silenzio è una forza con cui fare i conti, i palazzi crollano sotto l’umidità e il buio spaventa ancora. Maximilian ha una gran fretta di incominciare l’opera, perché ha una gran fretta di finirla. È un ragazzo della strada, lui, ma in questo momento preferirebbe trovarsi sotto la sua coperta elettrica, con una tazza di cioccolata calda sul comodino. Quindi avvicina il beccuccio della bomboletta al muro, mentre Z. Orbi ne estrae una rossa. «Fermi» ordina una voce esile che li fa sussultare. I due guardano chi ha parlato. È un bimbetto che avrà sì e no cinque anni, con la carnagione nerissima e i capelli crespi. Indossa soltanto una salopette da meccanico e un paio di calzini spaiati, uno verde, l’altro con su un Winnie the Pooh orbo da un occhio (al suo posto campeggia un pollicione nero). Maximilian e Z. Orbi non l’hanno sentito arrivare. Strano, visto che sono dei duri sempre all’erta. «E tu da dove sbuchi?» chiede Z. Orbi. È meno sicuro di quel che vorrebbe far credere. Non che un negro tanto piccolo lo preoccupi, ma, be’, meglio andarci prudenti, fra’.«Non userete le vostre vernici stanotte» dice il bambino, ignorando la domanda. Ha un accento straniero che a Z. Orbi non piace affatto. «Fila, dai» gli fa. «Che è meglio» aggiunge, tutto contento del tono minaccioso che gli è venuto.  «Sei troppo piccolo per andartene in giro da solo» si unisce Maximilian.  «Non è solo» dice un altro bambino. Viene fuori dalle ombre di un lampione rotto, come se esse stesse l’avessero generato. Indossa un pigiamino blu tutto strappato ed è lercio come un ratto, ma almeno sembra italiano. «Mica siamo soli, noi» continua un terzo, dai capelli chiarissimi, talmente piccolo e minuto che quasi non sta in piedi da solo. Sul naso porta due occhiali grossi come tazze da te, con la montatura tenuta insieme da scotch marrone. Brandisce una spada di latta: tenta di farla sembrare pericolosa, con tutta la serietà di un bambino che gioca.«Dai, fratello» ridacchia Z. Orbi, «abbassa quel…» «…ferro» lo aiuta Maximilian, che ricorda sempre il gergo giusto. «Ferro, yo. Siamo ragazzi della strada come voi. Non sapevamo che c’era un’altra crew.»«Intendiamo farvi male» dice il primo bambino. «A me non mi minaccia nessuno» si vanta Z. Orbi, avanzando.  «A nessuno è mai importato.»  Z. Orbi preme l’indice sulla bomboletta. Ne esce sibilando una sottile scia di vernice rossa, che va a posarsi sul petto del bambino. Maximilian, con un certo sforzo, scoppia a ridere.  «Cattivi!» dice una voce nuova. Un altro bambino è sbucato dal nulla. Ma dove diavolo si nascondono? pensa Maximilian.Un altro bambino arriva, accompagnato da uno che sembra la sua fotocopia. E un altro ancora, grassoccio, trotterella verso il gruppo. Sono sei, e diventano sette e poi otto, e nove. Si stringono a semicerchio attorno ai due ragazzi. Adesso Z. Orbi e Maximilian, ovvero Giulio e Luca, figli rispettivamente di un architetto e di uno dei più grossi commercialisti di Roma, hanno paura. È troppo poca. Problema, questo, che verrà presto risolto.Dopo, quando Giulio è morto e scuoiato, la schiena di Luca è stata spezzata e un orecchio gli è stato strappato via, una figura aggraziata gli si avvicina. Il ragazzo non riesce a distinguerne il viso perché ha gli occhi appannati, ma vede che è un po’ più alta dei bambini. Non indossa scarpe. La figura si abbassa sulla strada, fino a portargli le labbra all’orecchio superstite. Emana un odore di menta, acqua di mare e altro. «Dì loro che sta tornando» sussurra. Nient’altro. Poi si allontana, seguita dai bambini. Luca resta solo, immobile accanto al cadavere di Giulio, e pensa confusamente che queste cose succedono agli altri, non a lui, non a quelli come lui. La carne e le ossa gli urlano che così era un tempo, oggi non più.

Mio Commento:
Innovativo. Questo libro lo è veramente.Non avessi avuto gli esami in un giorno lo avrei finito: la storia ti prende con sè, ti avvolge e ti trascina in un mondo uguale al tuo, dove però anche i Sogni e l’Incanto prendono vita. Ogni piccola parte di Roma viene presentata come intrisa di magia: da un lato i nuovi spiriti, nati dalla modernità, dall’altra antiche leggende che si rivelano reali, che tornano alla Carne. E c’è chi cerca di mettere tutto a tacere, Uncino: il suo motto potrebbe essere quello della Umbridge, Ordine e Disciplina. Ma neanche così gli si rende giustizia:lui è “quel che rimane”quando tutto il resto viene estirpato. E’ il grigio, la noia. A lui si contrappone Pan, che invece è libertà, sfrenatezza, libido. Si hanno quindi due opposti che si vengono a contrapporre e lo scontro è inevitabile, uno scontro che tutt’oggi avviene, seppur in termini meno “mitici”.
Questa rivisitazione del Peter Pan di Barrie, che molti magari conoscono solo tramite il cartone Disney, è dissacrante, ma proprio per questo ipnotizzante. I personaggi sono delineati molto bene, i loro contrasti, i loro pensieri. E nonostante io non sia un’amante degli scritti al presente, devo ammettere che qui questo tempo è stato utilizzato in modo ottimale. Non sono una fan di Pan (inteso come personaggio), anzi, penso di essere molto lontana dal suo punto di vista, ma sarà impossibile dimenticarmi della Meravigliosa Wendy, Temidoro(XDXDXD),Giada la spazzina e “Campanellino”.


Risposte

  1. L’ho finito di leggere stanotte, e concordo in pieno.

    Le tematiche ricordano molto Gaiman (e Moore, aggiungerei), per quanto lo stile sia ben diverso, meno poetico ma più materiale, più “comune”: gli spiriti e le divinità sono sulla terra, antropomorfizzate; il vecchio che si scontra col nuovo; il potere delle storie.

    E il bello è che non c’è un vero buono, nello scontro tra le due divinità che si scontrano di nuovo.
    Da una parte c’è Uncino, Quel che rimane. Piattume, monotonia, routine, legalità. Gente adulta. Discorsi sensati e che tutti pensiamo (legalità, pulizia, correttezza) e i loro estremismi (controllo totale di tutto e tutti, abolizione della fantasia e degli impulsi).
    Dall’altra Pan, Peter Pan, Fauno. Il Dio del divertimento e della violenza. Le sue feste coinvolgono tutto e tutti, cade ogni inibizione, c’è musica e danza e droga e sesso e risate. Ma c’è anche la violenza, omicidio, stupro, il caos totale.

    Tra questi due titani, tra queste due estremizzazioni dell’ordine e del caos, la gente comune rischia di rimanere presa in mezzo, vittima inerme dello scontro tra gli Dèi.
    Ma spuntano i maghi metropolitani. Il punk occultista. Lo sciamano della città.
    Come dicono loro, Greyface è il male maggiore, quello da scongiurare ad ogni costo. Ma nemmeno Pan è il bene, porta troppa confusione e distruzione con sè.
    E così spunta una terza fazione, che discende direttamente (si può dire) da Barrie. La fazione degli umani, che non vivono negli estremi ma nelle vie di mezzo. Divertimento si, ma con limitazioni. Ordine, si, ma non totale.

    I personaggi creati da Dimitri sono meraviglios:
    Temidoro, che proprio quando sembra rinchiuso in uno stereotipo, tira fuori profondità insospettate nel proprio essere;
    Campanellino, col segreto che nasconde dentro di sè;
    I Bambini Perduti (Giulia la Bella, il Mago…);
    Angela, la Meravigliosa Wendy, che sull’Isola trova l’Amore dove non avrebbe mai sospettato;
    Giovanni, che l’Amore invece lo perde quando ritorna l’Incanto;
    e Michele, che da ragazzino inesperto diventa lo Sciamano, muore e resuscita, sperimenta il potere di togliere la vita a un nemico, e alla fine dimostra tutta la sua crescita come personaggio, nelle ultime pagine.

    Avevo una mezza idea di aprire un blog librario proprio per parlare di questo libro, per fortuna invece qui mi avete anticipato. Così non devo aprirlo, e mi limito a commentare il post :P

  2. Concordo con te in tutto e per tutto! Ho scelto infatti, fra i diversi libri letti, di postare proprio la scheda di questo perchè non è molto pubblicizzato ed invece ritengo che sia un capolavoro ed in molti dovrebbero leggerlo!!

  3. Io ho cominciato uno spudorato passaparola a suon di recensioni, per far conoscere questo libro :D

  4. sembra interessante, ma prima devo ancora riprendere e finire il classico di Barrie

  5. l’ho comprato oggi e già ne ho letto parecchio. Temo che Pan mi piacerà molto….

  6. eheheh, quando l’hai finito fammi sapere!!!

  7. @yuko: eccome se PAN mi è piaciuto!! Impressionante davvero sia per l’ambizione dimostrata da Dimitri che per l’orginalità complessiva.

    Solo una cosa a tratti mi ha infastidito: l’onnipresenza dell’autore e la sua salita in cattedra su taluni argomenti. Ma si tratta di un gusto personale, preferisco intuire gli autori attraverso i loro personaggi, piuttosto che sentir parlare l’autore per mezzo dei suoi personaggi…


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie