Un albero cresce a Brooklyn
Betty Smith
Neri Pozza, 14 €
Pubblicato in America nel 1942, “Un albero cresce a Brooklyn” narra la storia della famiglia Nolan vista con gli occhi della primogenita Francie che all’inizio del Novecento cerca di riscattarsi dalla miseria e dalla sofferenza.
Un libro consigliato ancora oggi nelle scuole ai lettori più piccoli.
(Ri)letto grazie al blog “Libri di donne” [http://libridonne.splinder.com], “Un albero cresce a Brookliyn” ho poi scoperto, nel corso della lettura, di averlo già letto in prima media e, presumo, abbandonato dopo poche pagine.
Il brano che mi ha fatto ricordare di aver già affrontato questo libro è stato il seguente:
“Francie era convinta che nella biblioteca vi fossero tutti i libri del mondo e si era ripromessa di leggerli tutti. Ne leggeva uno al giorno, in ordine alfabetico, senza saltare i meno interessanti. (…) Francie era una vera lettrice” (pag. 30)
Ho scritto “presumo” di averlo abbandonato perché non ricordavo affatto come finissero le vicende di Francie ma avevo comunque chiaro, a distanza di così tanti anni, il fastidio provato nel leggere di quanto fosse brava e diligente la Francie del libro che all’età di soli undici anni nel 1912 era capace di leggersi UN libro AL GIORNO indistintamente dal genere, e dall’autore – credo quindi si leggesse anche i trattati di epistemologia e quelli sulla teoria di Kaluza-Klein…
Alquanto saccente e presuntuoso presentare a una bambina della stessa età una così “speciale” e da tenere come esempio, se teniamo conto anche del fatto che Francie è povera e che la sua famiglia tira a campare con un padre semi-alcolizzato e nullafacente che sobbarca tutti i doveri famigliari a una moglie devota e piena di sacrificio cristiano, e che quindi una situazione del genere spinge il piccolo lettore a pensare quanto sia sfortunata la famiglia Nolan e a piangere con lei delle sue disgrazie.
Ci buttiamo sul pietismo, eh?
Va sottolineato anche che nelle primissime pagine l’autrice riesce anche a infilare alcune frasi orripilanti che mandano in maniera subliminale al razzismo, concetto che negli anni ’40 dilagava in Europa e anche in America per via della Seconda Guerra Mondiale. E se aggiungiamo anche che la stessa autrice era di origini tedesche…
Oltre alle continue distinzioni di ceto e origini famigliari, il romanzo affronta argomenti troppo adulti per dei bambini a cui il libro sarebbe destinato: perversione sessuale e ninfomania, pedofilia, corruzione, vizi malsani, omicidio, sesso prematrimoniale, violenze di vario tipo.
Detto questo, voi fareste leggere a un/a bambino/a un libro in cui una ragazzina viene assalita da un maniaco pedofilo che, abbassandosi i pantaloni, la aggredisce sul portone di casa e che, grazie all’arrivo della madre della prima, armata a tutto spiano, il signore in questione viene messo k.o. con un proiettile sparato proprio lì…? Oppure in cui la zia di famiglia fa sesso con tutti gli uomini attraenti perché “le piace farlo”?
Io no. Anche se credo che quindici anni fa (cioè quando lessi per la prima volta il libro) una bambina avesse una mentalità diversa, meno matura in senso lato di adesso: sicuramente se fossi arrivata fino in fondo al racconto, quegli episodi li avrei registrati in maniera superficiale, senza forse capirli appieno (del primo probabilmente avrei decifrato solo lo spirito materno di una donna che salva la figlia a ogni costo), e avrei poi ricordato solamente la storia struggente di una famiglia povera a cavallo della Prima Guerra Mondiale, e le vicende di una ragazzina che diventa adulta fino a trovare la propria emancipazione e un uomo da amare. Oggi però le bambine di undici/dodici anni vanno in giro con la minigonna e guardano in maniera ammiccante i papà delle loro amiche (per fortuna non tutte), e loro come interpreterebbero quei brani? Subissate da ogni parte da provocazioni e licenziosità di ogni tipo, un testo del genere non farebbe altro che accentuare le schifezze che già vedono tutti i giorni in tv, così come per strada.
Sicuramente ne sconsiglio la lettura e la riproposta del suddetto nelle scuole elementari/medie. O almeno io non lo farò leggere ai miei figli se non quando andranno alle superiori.
E poi comunque l’hanno anche ristampato in una collana per adulti e non per bambini!
