Inserito da: Zeruhur | 29 Settembre 2007

Il nome della rosa

imageIl nome della rosa
Umberto Eco

Grandi Tascabili Bompiani 9.5 €

Il romanzo d’esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente – ma anche più divertente – di questi ultimi anni" (L. Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura … Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libèration); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (R. Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "È riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d’un fiato, accattivante, comico, inatteso…" (M. Fusco, Le Monde).

Giacchè dopo aver letto il saggio in appendice al romanzo ("Postille a Il nome della rosa"), Umberto Eco è riuscito a farmi sentire un minus habens, mi trovo nell’imbarazzo di dire qualcosa di sensato su questo romanzo.
Ebbene sostanzialmente posso dire questo: facile da leggere, difficile da comprendere.
Latino medievale a parte il testo è veramente scorrevole, superato lo scoglio delle prime cento pagine che l’autore ha scritto dichiaratamente per inserire il lettore nel gioco che ha condotto. Perché secondo me Il nome della rosa è un gioco e non per questo esso ha minore valore letterario. Gioca con i suoi protagonisti e gioca con il lettore. I primi si muovono nell’aristotelica unità di luogo, in un labirinto che non è solo quello della biblioteca, ma che per estensione è anche l’abbazia stessa. Il giallo è solo un pretesto e qui entra in gioco il lettore che deve capirlo. Il nome della rosa è tutto e nulla. Per essere un giallo è un giallo da poco perché Guglielmo da Baskerville non risolve veramente il mistero dell’abbazia, in quanto perde il confronto con l’assassino. Il romanzo è sicuramente un romanzo storico, trattando di eventi storicamente e puntualmente collocati nella realtà medievale e nella cronaca del tempo, ma non tratta di personaggi storici noti (a parte qualche rarissimo caso). E in un certo senso è anche un saggio di teologia e filosofia medievale e classica, perché per bocca dei personaggi sono presentate molte istanze di queste materie. Da qui ne deriva la difficoltà di interpretazione ed è chiaro che Il nome della rosa ne diventa fonte inesauribile.
Pertanto il mio consiglio è di farsi prendere dal testo e immergersi nell’abbazia insieme ad Adso e Guglielmo e di approfondire man mano con loro le infinite sfumature del testo. Perché come dice eco "un romanzo è una macchina per generare interpretazioni".

Nota di demerito alla Bompiani: che quarta copertina sarebbe quella?


Risposte

  1. E’ la classica quarta di copertina di chi non ha capito una mazza e probabilmente non ha letto il romanzo. Ma nella tua edizione ci sono le piantine dell’abbazia?

  2. solo quella esterna, ahimè niente biblioteca

  3. Uffa,non ho letto il post per evitare spoiler, ancora non l’ho letto questo grande romanzo T_T *zeruhur, patty per favore mettete via la frustaaa*


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