Il nome della rosaUmberto Eco
Grandi Tascabili Bompiani 9.5 €
Il romanzo d’esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente – ma anche più divertente – di questi ultimi anni" (L. Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura … Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libèration); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (R. Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "È riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d’un fiato, accattivante, comico, inatteso…" (M. Fusco, Le Monde).
Giacchè dopo aver letto il saggio in appendice al romanzo ("Postille a Il nome della rosa"), Umberto Eco è riuscito a farmi sentire un minus habens, mi trovo nell’imbarazzo di dire qualcosa di sensato su questo romanzo.
Ebbene sostanzialmente posso dire questo: facile da leggere, difficile da comprendere.
Latino medievale a parte il testo è veramente scorrevole, superato lo scoglio delle prime cento pagine che l’autore ha scritto dichiaratamente per inserire il lettore nel gioco che ha condotto. Perché secondo me Il nome della rosa è un gioco e non per questo esso ha minore valore letterario. Gioca con i suoi protagonisti e gioca con il lettore. I primi si muovono nell’aristotelica unità di luogo, in un labirinto che non è solo quello della biblioteca, ma che per estensione è anche l’abbazia stessa. Il giallo è solo un pretesto e qui entra in gioco il lettore che deve capirlo. Il nome della rosa è tutto e nulla. Per essere un giallo è un giallo da poco perché Guglielmo da Baskerville non risolve veramente il mistero dell’abbazia, in quanto perde il confronto con l’assassino. Il romanzo è sicuramente un romanzo storico, trattando di eventi storicamente e puntualmente collocati nella realtà medievale e nella cronaca del tempo, ma non tratta di personaggi storici noti (a parte qualche rarissimo caso). E in un certo senso è anche un saggio di teologia e filosofia medievale e classica, perché per bocca dei personaggi sono presentate molte istanze di queste materie. Da qui ne deriva la difficoltà di interpretazione ed è chiaro che Il nome della rosa ne diventa fonte inesauribile.
Pertanto il mio consiglio è di farsi prendere dal testo e immergersi nell’abbazia insieme ad Adso e Guglielmo e di approfondire man mano con loro le infinite sfumature del testo. Perché come dice eco "un romanzo è una macchina per generare interpretazioni".
Nota di demerito alla Bompiani: che quarta copertina sarebbe quella?

E’ la classica quarta di copertina di chi non ha capito una mazza e probabilmente non ha letto il romanzo. Ma nella tua edizione ci sono le piantine dell’abbazia?
Da: PattyBruce su 29 Settembre 2007
alle 19:44
solo quella esterna, ahimè niente biblioteca
Da: Zeruhur su 29 Settembre 2007
alle 20:17
Uffa,non ho letto il post per evitare spoiler, ancora non l’ho letto questo grande romanzo T_T *zeruhur, patty per favore mettete via la frustaaa*
Da: Harion su 1 Ottobre 2007
alle 18:31